mercoledì, Giugno 23, 2021
Home Tags Pane

Tag: Pane

La Pasta e Fagioli, a modo mio



Sembra che l’estate proprio non voglia arrivare: pioggia, grandine e addirittura neve… io sto dormendo ancora con il piumone!

Così qualche sera fa sembrava che fosse Novembre e non quasi Giugno. E mi è presa una stana voglia, la voglia di un piatto invernale, che mi cucino proprio nelle sere fredde e piovose: la pasta e fagioli.

La pasta e fagioli è uno di quei piatti classici dove non esiste ricetta, ognuno la fa a modo suo: chi ci mette la cipolla, chi la fa tipo zuppa, chi usa il formaggio.

Io la faccio così come la faceva mia nonna, e quando la mangio viaggio nei ricordi di quando ero bambino e nelle scure sere invernali mi sedevo a tavola e la assaporavo fino all’ultimo cucchiaio…

Quindi vi presento la mia versione che riscuote sempre enorme successo tra gli amici 🙂


Difficoltà: Media  –  Preparazione: 30 minuti


INGREDIENTI
(per 4 persone)
250g di fagioli borlotti in scatola (oppure secchi già ammorbiditi per 8-10 ore in acqua e poi lessati a parte)
250g di pasta mista
50g di pancetta
1 rametto di rosmarino fresco
100g di salsa di pomodoro
500g di brodo vegetale leggero
olio extravergine di oliva
sale e pepe
6 fette di pane casereccio
1 spicchio di aglio
1 scalogno
1 carato
1 gambo di sedano

PREPARAZIONE
Tritiamo molto finemente lo scalogno, la carota e il gambo di sedano. Versiamoli in una pentola con un filo d’olio extra vergine e facciamo soffriggere per qualche minuto.

Nel frattempo tritiamo finemente la pancetta e gli aghi di rosmarino fresco. Aggiungiamoli al soffritto e facciamo cuocere 1 minuto.


Aggiungiamo quindi la salsa di pomodoro, il pepe, mescoliamo e facciamo cuocere 5 minuti a fiamma media.

Aggiungiamo ora i fagioli ben scolati, mescoliamo bene, abbassiamo la fiamma, copriamo la pentola e facciamo cuocere per 5-6 minuti.

Aggiungiamo ora qualche mestolo di brodo bollente e portiamo a bollore, sempre coprendo la pentola.

Quando bolle saliamo e versiamo la pasta, abbassiamo il fuoco al minimo e portiamo a cottura aggiungendo brodo se necessario giusto a coprire la pasta. 



La cottura deve essere molto al dente perchè, a questo punto, spegniamo il fuoco diamo una mescolata e lasciamo riposare 5 minuti sempre con il coperchio.

Nel frattempo prepariamo i crostini: tagliamo le fettine di pane e disponiamole in una padella con un filo d’olio. Facciamo dorare il pane a fiamma alta da entrambi i lati. Con le fette di pane ancora calde strofiniamo un pò d’aglio su ogni fetta di pane.

Prendiamo due fette e tagliamole a dadini.



Disponiamo i dadini su ogni piatto e versiamoci sopra la pasta e fagioli ormai densa e cremosa. 

Condiamo con un filo di olio extravergine a crudo, una macinata di pepe fresco e due crostini di pane.

E buon appetito, sperando che l’estate arrivi presto! 🙂

Pane Rustico a lievitazione naturale: facile, veloce, gustoso e profumato!


Premessa: per chi non ha il lievito naturale, alla fine della ricetta vi indicherò anche il procedimento per farlo con il lievito di birra ma… fatevi il lievito naturale in coltura liquida: è semplice!!! (nella ricetta ho inserito anche le dosi per quello naturale di tipo “solido”)

Ero indeciso se chiamare questo pane il “Pane Cafone”. Cosa è il Pane Cafone? In realtà nessuno lo sa, o meglio ognuno ha una sua versione diversa. 

Per me il Pane Cafone è quel pane fatto con farine semplici, bianche (mai integrali), rigorosamente a lievitazione lenta, cotto nel forno a legna, con crosta croccante e mollica leggermente umida e dall’alveolatura abbastanza piccola e regolare.
Me ne ricordo bene perchè a volte mia nonna mi mandava a prenderlo in un forno in campagna e arrivava a casa sempre un pò mangiucchiato 🙂 E ancora oggi quando sforno il mio pane ogni settimana, lo taglio ancora tiepido e sento tutto il suo profumo, la mente fa un improvviso viaggio nel passato e mi vedo li per strada con quella pagnotta sotto al braccio…

Questa mia ricetta quindi non si può propriamente definire “Pane Cafone” per diversi motivi: uso un pò di farina integrale per dare profumo, una farina di forza per dare struttura alla mollica, uno spolvero di farina di mais e semola per dare colore e profumo “tostato” alla crosta. 

Io lo faccio sempre e solo con il Lievito Naturale Liquido (cliccate per la ricetta) che, se non avete, vi consiglio vivamente di fare perchè è di semplice gestione e garantirà al vostro pane un profumo che non è possibile descrivere.

L’uso del lievito naturale, oltre a donare più gusto, profumo e sapore al pane, vi consente di mantenerlo, chiuso in un sacchetto di carta, anche per 1 settimana! Così fate il pane il sabato o la domenica e lo consumate per tutta la settimana…

La ricetta è molto semplice anche se sembra lunga e complessa, ma richiede attenzione sopratutto nei tempi. 



INGREDIENTI (per una pagnotta da circa 1kg)
400g di farina 0 per pane o pizza (ottima la Tre Mulini per pizza di Eurospin, io uso Mulino Marino)
180g di farina 0 o 00 di tipo Manitoba (W360) * (non è indispensabile, se non l’avete usate la stessa quantità sempre di farina 0 per pane)
20g di farina integrale di grano tenero (io Macina Mulino Marino) *
380g di Acqua fredda (frigorifero)
150g di Lievito Naturale Liquido
18g di Sale
10g di malto diastatico in polvere *
Per spolverare: un mix di semola rimacinata e farina per polenta in parti uguali.

* Se non avete la farina integrale, usate una farina di tipo 1 o 2 ad esempio Buratto del Mulino Marino
* Se non avete il malto diastatico, potete usare il miele o il malto in sciroppo
* Per chi utilizza il lievito naturale “Solido” può usarne la stessa quantità, aggiungendo però circa 60-70g di acqua in più
Per chi non avesse il lievito naturale, può utilizzare il lievito di birra preparando un poolish: Preleviamo 300g della farina totale e li impastiamo con tutti i 380g di acqua e 3g di lievito di birra. Impastiamo con un cucchiaio fino a quando non si creerà un impasto che somiglierà ad una crema. Copriamo con la pellicola e lasciamo riposare per 8-10h fino a quando in superfice non vedremo comparire delle bolle e noteremo un leggero cedimento al centro. A quel punto aggiungiamo il resto della farina, ancora 2g di lievito di birra e gli altri ingredienti e procediamo come da ricetta iniziando dalla parte scritta dopo la prossima fotografia.


Procedimento:
Per prima cosa setacciamo tutte le farine (non saltate questo passaggio, è importante per ossigenarle) e mettiamole in una capiente ciotola. Uniamo tutta l’acqua in una sola volta e mischiamo velocemente con un cucchiaio per 1 minuto, giusto il tempo di far assorbire tutta l’acqua e creare una specie di impasto “grumoso”. Non preoccupatevi se sembra solo un “blob” di farina. Lasciamo riposare per 40 minuti a temperatura ambiente.
Ecco come si deve presentare:



A questo punto nella ciotola della planetaria con il gancio versiamo il Lievito Naturale Liquido che ovviamente avremo rinfrescato e sarà al punto giusto (vedere il post sul LNL cliccando qui ) ossia avrà leggermente ceduto al centro e avrà cominciato a produrre una fitta schiumina in superficie. Aggiungiamo quindi il malto o il miele e l’impasto che avevamo fatto riposare e iniziamo ad impastare per circa 5 minuti. Spegniamo e ribaltiamo l’impasto nella ciotola. Riprendiamo ad impastare a velocità sostenuta per altri 10 minuti circa, fino a quando l’impasto non si staccherà completamente dalle pareti della ciotola. A quel punto aggiungiamo il sale a pioggia e continuiamo ad impastare per un paio di minuti per farlo assorbire.

Potete fare l’impasto anche a mano, il procedimento non cambia, l’importante è non spaventarsi per l’impasto molto appiccicoso, lavorandolo in una ciotola, piegandolo su se stesso fino a quando non lo vedremo liscio e raffinato

Spolveriamo di farina la spianatoia e adagiamoci l’impasto, coprendolo poi con una ciotola o con lo stesso cestello della planetaria.

Lasciamo riposare 1h (a 24°) 

Dopo il riposo, aiutandoci con un tarocco o con le mani infarinate, sgonfiamo un po l’impasto e diamo due giri di pieghe a 3 

Per chi non sapesse cosa sono le pieghe, vi metto qui un video fatto molto velocemente



Copriamo nuovamente con una ciotola e facciamo nuovamente riposare per 1h

Ripetiamo a questo punto il doppio giro di pieghe e al termine della seconda piega iniziamo ad arrotolare l’impasto formando una palla bel stretta. Prima di formare la pagnotta però stacchiamo un piccolo pezzo di impasto, grosso quanto una noce, e teniamolo da parte.

Mettiamo la pagnotta così ottenuta in una ciotola rivestita da un canovaccio precedentemente spolverato con semola rimacinata e farina per polenta in parti uguali. E’ importante che la “chiusura” dell’impasto venga a trovarsi in alto. Copriamo con un altro telo e lasciamo a lievitare sempre a temperatura ambiente (24°)

Anche in questo caso ho realizzato un breve video per aiutarvi



Prendiamo il pezzettino di impasto che avevamo staccato e inseriamolo in un bicchiere colmo di acqua.

Quando la pallina di impasto salirà a galla (ci vorranno dalle 4 alle 8 ore a 24°a seconda della forza del lievito), significa che il pane è pronto per andare in forno 🙂

Per la cottura potete scegliere due metodi: la cottura normale su una teglia oppure la cottura in pentola. 
Ve li descrivo entrambi.
Il vantaggio della cottura in pentola è un pane che sviluppa di più in altezza e quindi viene un pò più leggero e con più alveoli. Come pentola ve ne serve una in ghisa o cotto o, meglio ancora, in alluminio rivestito con antiaderente. L’importante è che sia pentola che coperchio non abbiano parti in plastica che si scioglierebbero nel forno.
In realtà per come abbiamo “formato” la pagnotta ossia con la tecnica della pirlatura, la cottura migliore è quella in pentola perchè cuocendo sulla teglia il pane tenderà a venire un pò più basso, ma è solo una questione “estetica”
Cottura in teglia:
Accendiamo il forno a 250° 
Mettiamo sul fondo del forno un pentolino pieno di acqua.
Quando il forno è arrivato a temperatura e l’acqua starà bollendo, rovesciamo il cestino con l’impasto sulla teglia con un movimento deciso, eliminiamo la farina in eccesso massaggiando delicatamente per non sgonfiarlo e pratichiamo dei tagli (va bene anche una croce) con una lametta o con un coltellino molto affilato. 
Inforniamo nella parte bassa del forno e lasciamo cuocere.
Dopo 15 minuti abbassiamo la temperatura a 200° e togliamo il pentolino dell’acqua.
Dopo altri 15 minuti abbassiamo la temperatura a 180°
Dopo altri 15 minuti mettiamo il forno “a fessura” (semplicemente inseriamo un cucchiaio di legno nella porta del forno in modo da far uscire l’umidità) e terminiamo la cottura per altri 15 minuti circa. Il pane è cotto quando, battendolo sul fondo, produce un suono “vuoto”.
Facciamo quindi raffreddare il pane mettendolo in verticale, ad esempio appoggiato alla parete della cucina.


Cottura in pentola:
Accendiamo il forno a 250° e inseriamo la pentola con il coperchio.
Quando il forno sarà arrivato alla massima temperatura, attendiamo ancora 30 minuti per dare tempo alla pentola di diventare rovente.
Estraiamo la pentola dal forno senza bruciarci e con un movimento secco e deciso rovesciamo l’impasto nella pentola, scuotendola un pò per sistemarlo. Mettiamo il coperchio ed inforniamo immediatamente.
Facciamo cuocere al massimo per 30 minuti
Estraiamo quindi la pentola e facendo attenzione a non scottarci, togliamo il pane dalla pentola e rimettiamolo in forno direttamente sulla girglia, abbassando la temperatura a 180° e lasciando il forno in fessura (sempre con il cucchiaio di legno nella porta) fino a cottura ultimata (circa 20-30 minuti). Il pane è cotto quando, battendolo sul fondo, produce un suono “vuoto”.
Facciamo quindi raffreddare il pane mettendolo in verticale, ad esempio appoggiato alla parete della cucina.

Tagliatelo quando freddo e sentirete che profumo e che gusto!

 

La pizza “da bar”

Quando ero al primo anno di liceo, ricordo che quando uscivo da scuola c’era un bar lungo il percorso che facevo per andare a prendere l’autobus e spesso, visto l’ora, mi fermavo per mangiare un pezzo di pizza come allora si usava trovarne nei bar di Napoli: una pizza con il fondo un pò croccante ma che sopra era sofficissima. L’alveolatura piccola permetteva di gustarne tutto il sapore tipico.

Ecco qui quindi una ricetta per farla in casa.

Nonostante io sia un culture delle lievitazioni lente con poco lievito di birra o con lievito naturale, delle farina biologiche macinate a pietra, delle lunghe maturazioni… questa ricetta nasce per chi vuole prepare la pizza in poco tempo mantenendo comunque gusto e una buona digeribilità.

Avendo più tempo a disposizione, nulla vi vieta di poter diminuire la dose di lievito.




 
 
 
Quali sono i trucchi per la riuscita di questo tipo di pizza?
– Usare una farina debole, una 00 
– Impastare poco, non serve portare in corda l’impasto
– L’importante dose di grassi
– L’uso di un emulsionante alimentare naturale, la lecitina di soia.
 
 
Ricetta, per una teglia 30×40
500g di farina 00
250g di acqua
50g di olio EVO
15g di sale
3g di lievito di birra granulare (o circa 10g di quello fresco)
1 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaino di lecitina di soia
 
Per il condimento:
400g di pelati 
300g di fiordilatte
 
Procedimento:
Ossigeniamo la farina setacciandola in una ciotola, uniamo il lievito secco e lo zucchero e mescoliamo con un cucchiaio.
(Nel caso di uso del lievito fresco lo sciogliamo direttamente nell’acqua.)
Aggiungiamo quindi l’acqua tutta in una volta, impastiamo velocemente con il cucchiaio per pochi secondi e poi aggiungiamo l’olio e subito anche il sale e la lecitina. 
Continuiamo ad impastare per qualche minuto fino a quando non otterremo una palla di impasto abbastanza omogeneo, non superiamo però i 5 minuti di impastamento totale.
 
A questo punto ungiamo una ciotola con dell’olio, ungiamoci anche le mani e massaggiamo l’impasto fino a farlo diventare una palla liscia che inseriremo nella ciotola e copriremo con un po di pellicola. Mettiamo la ciotola a riposare in un posto caldo (l’ideale sarebbe 30° ma va bene anche il forno spento con luce accesa) per 1h. 
 
Dopo 1h prendiamo l’impasto, mettiamolo nella teglia leggermente unta o ricoperta di carta forno e con l’uso delle dita e dei polpastrelli stendiamo l’impasto. Possiamo anche “tirarlo” con le mani per disporlo meglio. L’importante è, alla fine, con i palmi delle mani senza schiacciare troppo, cercare di rendere uniforme la stesura.
 
Mettiamo quindi la teglia ancora a lievitare per circa 2h nel forno spento con la luce accesa.
 
Nel frattempo prepariamo il condimento: schiacciare i pelati uno ad uno tra le mani per eliminare tutta l’acqua in eccesso. Versarli in una ciotola e aggiungere il succo che rimane nella lattina e passare il tutto con il frullatore ad immersione oppure romperli molto molto bene direttamente con le mani. 
A questo punto è necessario assaggiare il pomodoro e regolarlne l’acidità con un pò di zucchero, se lo ritenete necessario. Aggiungiamo anche il sale a seconda dei propri gusti. Non aggiungiamo olio.
 
Strappiamo con le mani il fiordilatte in piccoli pezzi e mettiamoli a scolare in un colapasta per circa 1h. Mettiamo quindi pochi pezzi alla volta in uno schiacciapatate e facciamo uscire tutta l’acqua in eccesso.
 
Dopo che saranno passate le 2h, accendiamo il forno al massimo. Quando sarà arrivato a temperatura condiamo la pizza con un abbondante strato di pomodoro e olio EVO direttamente sul pomodoro.
 
Inforniamo per circa 10 minuti nella parte più bassa del forno
 
Trascorsi i 10 minuti, tiriamo fuori la pizza, disponiamo il fiordilatte, e inforniamo nuovamente nella parte alta del forno fino a quando il fiordilatte non sarà ben sciolto e inizi a fare piccole bollicine. 
 
Tiriamo quindi fuori dal forno, versiamo ancora un filo di olio evo a crudo e serviamo ben calda 
 
Buona pizza a tutti!

Il lievito naturale in coltura liquida

Finalmente mi sono deciso a trovare il tempo di postare questa guida dove proverò a introdurvi al meraviglioso mondo del lievito naturale.

Questo perchè tra qualche giorno posterò ricette di panettone e pandoro quindi avete tutto il tempo di prepararlo (sono necessari circa 10 giorni)

Permettetemi di scrivere qualche breve nota introduttiva per chi magari il lievito lo ha sempre e solo conosciuto come il panettino che vendono al supermercato.

Innanzitutto bisogna capire cosa si intende per “lievito”. Evito di scrivere informazioni troppo scientifiche perchè non servirebbero a nessuno e quindi vi dico: i lieviti sono micro-organismi cioè batteri. Come tutte le cose vive questi batteri si nutrono e, come di conseguenza, producono degli scarti della loro digestione. In particolare i lieviti si nutrono di zuccheri e producono, come scarto, anidride carbonica.

Già queste poche righe ci fanno capire perchè inseriamo il lievito all’interno di un impasto per farlo gonfiare. In pratica noi andiamo ad inserire nell’impasto milioni di questi batteri che iniziano a nutrirsi degli zuccheri contenuti naturalmente nella farina (in realtà si tratta di amido che poi viene trasformato in zuccheri semplici grazie all’azione dell’acqua) e rilasciando anidride carbonica che resta intrappolata nell’impasto, lo fa gonfiare.

Di lieviti esistono tantissime “famiglie” (o meglio chiamati scientificamente “ceppi”). Quello sicuramente più conosciuto è il famoso “lievito di birra” che è appunto quello che compriamo al supermercato. Si tratta di un lievito ricavato appunto dalle fasi di fermentazione della birra e che risulta molto attivo cioè si nutre velocemente e altrettanto velocemente produce gas. 

La domanda che vi gira in testa a questo punto sarà “ma se esiste il lievito di birra, perchè devo fare il lievito naturale”. La risposta è altrettanto semplice: ogni ceppo di lieviti ha delle caratteristiche particolari sia come metabolismo sia come “profumo” dei gas rilasciati sia come quantità!. Utilizzando sempre il lievito di birra si ottiene sempre la stessa quantità di gas, sempre lo stesso odore, sempre lo stesso sapore.
Se invece utilizziamo un lievito naturale ossia un miscuglio di ceppi diversi, questi daranno odori, sapori e consistenze differenti. Infatti nell’aria che ci circonda esistono già questi batteri, noi dobbiamo solo catturarli, nutrirli e conservarli. Ecco anche perchè un lievito naturale fatto a Roma sarà in parte diverso da uno fatto a Milano. Un lievito naturale fatto in aperta campagna sarà in parte diverso da uno fatto in città. 
Il lievito naturale essendo appunto composto da diversi ceppi (nel nostro caso sono casuali, ma c’è chi “coltiva” anche lieviti con uno o due ceppi specifici per avere profumi specifici) darà ai nostri prodotti dei profumi che il solo lievito di birra non può dare. Grazie ai differenti metabolismi e alla leggera acidità (perchè alla fine è sempre farina che macera nell’acqua) inoltre i nostri prodotti si conserveranno più a lungo.
E concludo proprio con questo ultimo punto: provate a comprare del pane “normale” in una qualsiasi panetteria.Il giorno dopo sarà da buttare. Questo perchè preparato con lievito di birra. Provate invece a comprare un pane fatto con solo lievito naturale e vedrete che dopo una settimana sarà ancora morbido e mangiabile e questo è frutto dei differenti metabolismi dei lieviti.
Dopo tutta questa introduzione per nulla scientifica, cerchiamo di capire come catturare e conservare i nostri amici lieviti. 
Esistono due tipi di lieviti naturali: la “Pasta Madre” conosciuta fin dall’antichità che si presenta sotto forma di impasto abbastanza solido (come quello della pizza) e il “Lievito in coltura liquida”.
Oggi io vi parlerò del secondo, per diversi motivi:
1) E’ più semplice e veloce da ottenere
2) E’ pronto molto più in fretta
3) E’ molto più semplice da mantenere nel tempo

Una cosa accomuna tutti i lieviti naturali: come abbiamo detto i lieviti sono organismi vivi quindi vanno costantemente nutriti per evitare che muoiano. Il nutrimento sono farina ed acqua che, ad intervalli più o meno regolari, andremo ad “aggiungere” ai nostri lieviti per tenerli in vita. Questo processo si chiama “rinfresco” e se nel caso della Pasta Madre è necessario farlo più spesso, nel caso del Lievito in Coltura Liquida si può far passare più tempo tra un rinfresco e l’altro.

Iniziamo quindi a fare una trappola per i nostri lieviti.

PREPARAZIONE


Prendiamo una ciotola di vetro e inseriamo

1 cucchiaio di yoghurt intero bianco possibilmente biologico
65g di acqua
50g di farina manitoba
Mescoliamo molto bene con un cucchiaio o, ancora meglio, con una frusta elettrica.
Trasferiamo in un barattolo di vetro a chiusura ermetica e lasciamo il barattolo aperto, ma coperto con un tovagliolo (per evitare che dentro ci finisca polvere, insetti etc), per 3-4 ore a temperatura ambiente, quindi lo chiudiamo e lo lasciamo a  fermentare per 48 ore, sempre a temperatura ambiente.

Trascorse le 48h riprendiamo il barattolo, lo apriamo, trasferiamo il composto in una ciotola di vetro, aggiungiamo di nuovo
65g di acqua
50g di farina manitoba
e mescoliamo molto bene con le fruste. Ritrasferiamo nel barattolo (che nel frattempo avrete lavato solo con acqua, niente sapone) e di nuovo lasciamo aperto ma coperto per 3-4 ore. A quel punto chiudiamo bene e attendiamo ancora 48h

Ripetiamo questo ultimo procedimento per almeno altre 2 volte, fino a quando non vediamo che dopo 3-4 ore dal rinfresco sulla superfice si formano tante piccole bollicine. 

A questo punto il lievito avrà un odore abbastanza acido tendente all’odore dell’aceto. Questo è normale e sparirà nel giro di qualche giorno.

Ora prendiamo il nostro lievito, e inziamo con i rinfreschi per addolcirlo.
Pesiamo 100g di lievito in una ciotola di vetro (quello che avanza lo buttate) e aggiungiamo 

130g di acqua
2g di miele (basta qualche goccia)
Mescoliamo molto bene con le fruste in modo da sciogliere bene il lievito
Aggiungiamo quindi  100g di farina manitoba e di nuovo mescoliamo con le fruste 1-2 minuti in modo da far sciogliere bene qualsiasi grumo di farina.
Travasiamo il tutto nel barattolo di vetro pulito e lo lasciamo a temperatura ambiente dalle 3 alle 7 ore, fino a quando comunque non vediamo che in superfice si forma una fittissima schiumetta
ora dovremmo ripetiamo l’operazione quindi pesiamo 100g di lievito e aggiungiamo 130g di acqua e 100g di farina manitoba, più qualche goccia di miele, mescoliamo bene con le fruste e rimettiamo nel barattolo aperto (ma sempre coperto con un tovagliolo!) e attendiamo il formarsi della schiumetta.

Ora, se volete utilizzarlo è necessario procedere ad un ulteriore rinfresco (vedere UTILIZZO DEL LIEVITO LIQUIDO), altrimenti date una mescolata con il cucchiaio, chiudete il barattolo e riponetelo in frigo.

UTILIZZO DEL LIEVITO LIQUIDO

Il lievito liquido va utilizzato prima che si formi la schiuma, che è segno di fermentazione. Quindi quando volete utilizzarlo ne prelevate 100g dal barattolo e rinfrescate sempre con la solita dose di 130g di acqua e 100g di farina manitoba. A questo punto lo travasate di nuovo nel barattolo e segnate con un pennarello il livello, così:

Mettete sempre a temperatura ambiente il barattolo aperto e attendete 3-4 ore fino a quando il volume dovrebbe raddoppiare
 A questo punto prelevate la quantità che vi serve per la ricetta, e il resto lo rimettete in frigo frino al prossimo utilizzo o rinfresco.
 
CONSERVAZIONE

Il lievito liquido,a differenza della pasta madre, può rimanere senza rinfreschi anche per mesi. Ovviamente più tempo passa più rinfreschi saranno necessari per farlo tornare bello pimpante e permettergli di raddoppiare in 3 ore, ma di solito 3 rinfreschi successivi sono più che sufficienti anche per 1 mese di “riposo”

CONSIGLI UTILI
– Quando prendete il lievito dal frigo, lasciatelo almeno 1h a temperatura ambiente prima di fare rinfreschi
– cercate di tenere ciotola e barattolo sempre ben puliti evitando saponi, in modo da scongiurare l’attacco di muffe o batteri indesiderati

Per qualsiasi cosa chiedete pure, cercherò di aiutarvi come posso 🙂

IL TUO CARRELLO
//
Il carrello è vuoto

Se vuoi acquistare qualche corso o corso online:

Clicca qui per l'elenco dei CORSI ONLINE

Clicca qui per l'elenco dei CORSI IN PRESENZA in tutta italia
0
//